Neutralità della Rete: quanto è a rischio?

La Neutralità della Rete è uno dei paradigmi principali
per misurare nuove forme di diseguaglianza.

 
Ho più volte espresso un mio pensiero sui tempi attuali con gli amici con i quali dialogo in rete e non. Penso che la nostra epoca sia l’epicentro della Rivoluzione Informatica: un evento della portata non minore di quella delle Rivoluzioni Industriali che hanno misurato il passo deciso verso nuovi modelli di società in passato.
 
Vediamola così. Se a determinare le differenze sociali fino ad oggi era principalmente la sperequazione tra la redistribuzione delle risorse e del denaro – e conseguentemente del potere – oggi dobbiamo fare i conti anche con un altro fattore decisivo: l’accesso all’informazione.
 
Esistono quindi al mondo due forme di povertà:
 
una classica, determinata da una forbice sempre più larga tra chi detiene la maggior parte delle risorse economiche sul pianeta (sempre meno persone) e chi invece vive in uno stato sempre maggiore di precarietà e di salute monetaria
una di secondo livello, che dipende invece dalla capacità o meno di avere libero accesso all’informazione. 
 
Tutto questo dipende dal fatto che la Rivoluzione Informatica ha mutato radicalmente i processi di consumo a livello mondiale: siamo passati repentinamente da una società nella quale venivano consumati beni materiali ad una dove invece il consumo prevalente si è spostato su beni immateriali, informatici.
 
La cosa che rende tutto ancora più drammatico è che le due sfere di povertà sono quasi sovrapposte: appare chiaro infatti che chi non ha potere economico o vive in stati di mancato o non compiuto sviluppo avrà difficoltà ad accedere alle risorse che permettano la fruizione e lo scambio di beni informali.
 
Due livelli di digital divide: uno legato all’indigenza, un altro legato ad una distanza generazionale dalle nuove tecnologie. Un anziano che vive in stato di povertà in un paese non sviluppato sarà paradossalmente più povero di un giovane che vive nel medesimo stato di povertà ma in una nazione dove può accedere a costi contenuti alle informazioni del Web.
 
Questo il panorama nel quale rivalutare l’importanza della neutralità della rete.
 
Le varie entità governative a livello mondiale lottano da tempo nel tentativo di regolare questo diritto quasi fondativo di Internet, com’è successo per esempio recentemente per l’Unione Europea.
 
Il concetto di neutralità della rete è ben esplicitato da quanto scritto ormai nel 2006 da due grandissimi esperti di comunicazione quali Lawrence Lessig e Robert McChesney in questo articolo.
 
Di che cosa si tratta, per spiegarlo nella maniera più semplice possibile? Di una delle questioni più importanti che riguardano il futuro di Internet: i dati online devono poter circolare liberamente, qualsiasi sia la fonte di provenienza, la loro destinazione ed il loro contenuto. Essere una major della comunicazione globale (Facebook, Google, Yahoo) o un piccolo blog come questo che state leggendo non dovrebbe fare alcuna differenza, in un mondo in cui Internet si voglia davvero democratico. Ogni sito, grande o piccolo che sia, frequentato o meno, deve ricevere dalla Rete lo stesso trattamento di partenza.
 
La cosa è talmente sentita, soprattutto in nazioni all’interno delle quali la vita quotidiana è legata ormai inscindibilmente ad Internet quali gli Stati Uniti, da prevedere che moltissimi utenti cambierebbero provider se questi non garantisse accesso identico alla produzione ed alla fruizione delle risorse in rete; alcuni addirittura rinuncerebbero, non senza conseguenze gravi, alla loro presenza online, come esplicita questo studio americano.
 
Recenti acquisizioni, come quella di Time Warner da parte di Comcast, stanno sollevando il problema in maniera importante. 
 
La fruizione di contenuti video nel mondo si sta spostando sempre più rapidamente dalla vecchia distribuzione via etere a quella via Internet.
 
La necessità da parte di questi grandi gruppi di concentrazione di linee sempre più potenti e dedicate mette a repentaglio il concetto di neutralità della rete.
 
Il caso è complesso. Quanto è importante, per le libertà di tutti e per non acuire lo scenario che ho disegnato raccontando della Rivoluzione Informatica in corso, che questi monopolisti (o meglio monopsonisti) non dettino in futuro le regole che impongano trattamenti diversi da parte dei provider?
 
Da una parte, amministrazioni come quella di Barack Obama negli States, stanno cercando di limitare lo strapotere delle major; dall’altra si assiste invece a rimostranze da parte dei provider più importanti che asseriscono che giganti quali Google e Netflix debbano avere la possibilità di acquistare linee preferenziali proprio per difendere la possibilità di accesso paritario alle informazioni. 
 
E’ la vecchia storia del gatto che si morde la coda. Se è vero che sia fondamentale accedere alle fonti più importanti di informazione online – tipo quelle citate sopra – è altrettanto vero che concedere loro dei vantaggi competitivi impedirebbe a nuove realtà di affacciarsi sul panorama internazionale e quindi, sostanzialmente, di bloccare eventuali nuovi sviluppi, nuove dinamiche di competizione – in questo caso sempre a vantaggio del consumatore.
 
Quanto e come le leggi nazionali, ridotte nella possibilità di incidere su fenomeni chiaramente globali, potranno effettivamente arginare una deriva dei diritti degli utenti?
 
Non ho molte risposte in merito ma penso che sia importante sollevare queste questioni ai più alti livelli e soprattutto parlarne insieme agli amici internauti con i quali condivido ogni giorno la mia presenza online.
 
La percezione del problema aiuta a costruire insieme una visione del mondo che ci tuteli, a comprendere quali nuovi diritti dobbiamo difendere
 
Apriamo gli occhi e rimaniamo informati!
 
articolo di Leonardo Vannucci (lioklingo@gmail.com)

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