Pomeriggio di lavoro sereno (con suicidio finale)

Mi ero ripromesso di dedicarmi ad un pomeriggio di lavoro sereno.
 
Come tutti i propositi tra il dire ed il fare c’è di mezzo… un sacco di gente.
 
Allora parto e guardo la scaletta delle cose da fare: impervia!
 
Benissimo, pranzo con eleganza e savoir faire, bevo il mio idrocompresso solubile per non stramazzare al suolo, arrangio un pomeriggio per moglie e figlie (gli ho prospettato di passare da Ikea a comprare qualsiasi sciocchezza venga loro in mente), mi preparo ad una casa vuota, una scrivania linda, un lavoro alacre ma senza disturbi.
 
Ore 14.30: Tutto pronto, prendo il portatile, l’Ipad, il cellulare e mi trasferisco in mansarda alla scrivania, già mentalmente selezionando la colonna sonora musicale da innescare per accendere i miei pensieri.
 
Ore 14.34: Cablati tutte le connessioni di rete ed energia, accendo i motori dei computer e schiocco le dita come facevo prima di un concerto ai tempi in cui ero pianista.
 
Ore 14.40: Ho appena scritto l’intestazione di un pezzo che avevo in programma di mettere in Rete che suona il campanello. E’ il tecnico della caldaia a gas per l’annuale controllo.
Ma porc…@¹@¹@@³³3%%%&w mi son dimenticato. Mentre lui sale due rampe di scale per arrivare al mio portone scaravento alla bene e meglio tutte le cianfrusaglie che impedivano l’accesso al vano caldaia. Stasera sentirò le rimostranze della di me moglie nel vedere la camera sottosopra.
 
Ore 14.55: Sono impegnato in un serissimo esperimento empirico sul funzionamento della caldaia. Sapete quelle emozionanti esperienze tipo “Accenda l’acqua“, “Spenga l’acqua“, “Riaccenda l’acqua”…? Vorrei poter uccidere il tecnico, staccare la caldaia e attendere l’inverno per decidere se migrare in luogo caldo o scaldarmi soltanto con il caminetto ed i fumi della pentola a pressione.
 
Ore 15.10: Le operazioni del tecnico sono terminate ma adesso è necessario compilare tutte le scartoffie del caso. Queste operazioni, per arcane ragioni, stimolano tutti i tecnici di qualsiasi tipo ad utilizzare il tempo (espandendolo quindi all’infinito) per parlare di – scegliete voi – politica, calcio, donne, malaffare, economia, ah quanto si stava meglio quando si stava peggio, meteorologia, cazzi e mazzi…
 
Ore 15.25: Non senza aver pagato e accompagnanolo con un calcio per recuperare almeno tre secondi finalmente metto alla porta il tecnico e scatto come il buon Mennea ai vecchi tempi per tornare in mansarda.
 
Ore 15.28: Avevo lasciato il portatile acceso con numero 12 schede aperte di cui 1 TweetDeck  con il quale gestisco 12 account Twitter, 3 GooglePlus, 1 Facebook, 1 Blogger… varie ed eventuali. Il portatilino a quel punto scaldava come una vecchia locomotiva a vapore (suggerendomi anche come risolvere il problema caldaia per il prossimo inverno), produceva randomici e striduli suoni di fine-vita ed emetteva gas tossici da fusione di circuiti al litio e quant’altro che sconsigliavano di rimanere senza spalancare tutte le finestre.
 
Ore 15.35: Lascio che il portatile si raffreddi mettendolo in freezer per qualche minuto e intanto prendo un altro portatile più vecchio – ma praticamente a pedali – spippolando in contemporanea su Ipad e cellulare.
 
Ore 15.50: Non sono riuscito ancora a fare molto ma ce la posso farcela, come diceva mio nonno. Mi riprendo mentalmente, riacquisto un mio spazio nell’universo, mi ricordo di nuovo che cosa stessi facendo e come volevo farlo.
 
Ore 15.51: Suonano alla porta. Enel. Due strafighe della Madonna si affacciano per offrirmi gli ultimi infinitesimali sconti sulle bollette di tutto il mio panorama di consumi. Per un momento pensavo fosse una offerta porta a porta per l’acquisto di un canale per soli adulti con dimostrazione. Ma questo non è il migliore dei mondi possibili, quindi ovviamente mi sbagliavo.
Non si spiegano molto bene ma capisco come possano suscitare ascendente su qualche cliente, soprattutto se della mia stessa inclinazione sessuale. Ad ogni modo balbetto qualcosa di incomprensibile sul fatto di essere un asceta che sta pensando di staccarsi da tutte le reti, di vivere soltanto con fotovoltaico, pompe di calore, fornelli ad induzione e fottermene di tutte le Enel del mondo. Ma aggiungo che potranno tornare qualora proponessero un campionario di lingerie di Victoria’s Secret. Non credo torneranno.
 
Ore 15.55: Le tipe suonano per provare lo stesso monologo dal mio vicino e sento origliando come un vecchio rincoglionito che lui firmerà quasi su due piedi. Ve l’avevo detto, conosco i miei polli.
Torno alla scrivania. Telefono. Compagnia telefonica X che ho lasciato tredici giorni fa chiama per nuove mirabolanti offerte.  Comincio a cantare l’Aida in Filippino ed in falsetto. Dopo un minuto la signorina all’altro capo attacca la cornetta (e probabilmente chiama i servizi sociali). PS: ma si può ancora dire “attacca la cornetta“? Come sono vetusto.
 
Ore 16.00: Ho scritto un’altra riga del pezzo che avevo in mente di fare. Telefono. Un cliente che seguo a metà con una collega mi chiama per dirmi che ha mandato a lei due foto che lei aveva chiesto da mettere sul sito e voleva chiedere se lei le aveva ricevute… (qui i tre punti erano necessari per omettere cose non leggibili fuori dalle fasce protette)
Quando propongo di chiamare lei  il tipo rimane molto soddisfatto della mia risposta e attacca. Guardo un punto del muro di fronte alla mia scrivania sognando di avere appeso qualcosa di sacro da poter interrogare. Purtroppo ho soltanto due mezze forme di barca regalate da mio suocero ed una costruzione artistica di una delle mie bambine fatta all’asilo che assomiglia a metà ad uno spaventapasseri ed una tragedia sull’Autosole
 
Ore 16.01: Respiro profondamente pensando al karma, all’amore nel mondo, alla bella stagione, a luoghi meravigliosi. Uso il diaframma per rilassare il mio corpo come imparai ai tempi della Tecnica Alexander e cerco di ricompormi alla scrivania, per ripartire di slancio.
 
Ore 16.03: Ecco la frase che cercavo come incipit! Cancello quella riga che avevo così faticosamente prodotto pochi minuti prima e comincio a digitare la nuova. Telefono. E’ un vecchio cliente che chiama per risolvere una questione rimasta aperta. Devo proprio intervenire altrimenti salta una presentazione prevista. Ci dobbiamo comunque aggiornare perché lo chiamano all’altro cellulare. So già quindi che, più tardi, a volte ritornano!
 
Ore 16.10: Da più di cinque minuti sono seduto guardingo osservando tutti gli orpelli elettronici e analogici che potrebbero suonare per interrompermi di nuovo. Non mi fido. Che devo fare. Posso andare?
 
Ore 16.11: Mi rimetto a scrivere, finalmente. Dopo pochi secondi uno dei gatti giù da basso frana su un vaso di vetro carico d’acqua lasciato dalla moglie sul bordo della cucina economica per essere utilizzato per qualche diavoleria a me sconosciuta (forse mazzi di fiori a grappoli, visto che sono allergico).
Rumore di miliardi infiniti di pezzi di vetro che si spargono per tutti gli angoli conosciuti e sconosciuti della mia cucina-soggiorno. Rumore d’acque scroscianti che si riversano sugli stessi micidiali frammenti acuminati. Rumore del mio stomaco che comincia a produrre bile in quantità non inferiore alla produzione annuale della Pepsi
 
Ore 16.30: Ho quasi ultimato le pulizie della stanza devastata, non prima di aver relegato il gatto nella casetta delle Barbie delle bambine con UN solo croccantino, unica sua forma di sostentamento per tre giorni di punizione. Ho in serbo qualcosa di simile per la moglie che ha lasciato il vaso in quella indecente posizione di rischio.
 
Ore 16.40: Sono avvilito, stanco, sudato. Guardo l’orologio come farebbe un condannato nelle ultime ore prima della sedia elettrica. Calcolo il tempo perso e le cose da fare. Quella che prima era una montagna impervia adesso è divenuta una vetta mai raggiunta da alcun uomo vivente o vissuto. Comincio a ricordare i bei tempi andati in cui dovevo giostrarmela tra una culla, una poppata e il sonno.
Voglio tornare neonato. Chissà che cosa direbbe Freud di questa involuzione mentale. 
Fanculo Freud!
 
Ore 16.50: Ho davvero dovuto dar fondo a tutte le mie forze per riprendere il filo perduto. Sono pronto a ricominciare. Basta indugi. Andiamo. Via Leo. Ci sei. Parti…
 
CAMPANELLO
 
La moglie e le bambine sono tornate da Ikea. Sono molto soddisfatte. Sono molto felici. Sono ebbre. Sono ansiose di mostrarmi ogni minima cosa abbiano comprato e raccontarmi nei minimi dettagli ogni oggetto aggiunto alla lista desideri ma che non hanno comprato. Praticamente sono state all’Ikea un’ora e adesso io mi devo attendere DUE ore di racconto.
 
Ore 17.15: Decido di mollare tutto. Chiedo un attimo di pausa ai loro racconti. Salgo in mansarda. Vergo queste righe per tutti gli amici ed i posteri che leggeranno. 
 
Ungo il cavo Ethernet dell’ADSL e lo calo dal balconcino della mansarda che dà verso il soggiorno da poco ripulito dall’inondazione acuminata.
 
Ultimo sguardo alla piazzetta sotto casa mia. Pensieri romantici ripensando a quante sigarette spese là sotto riflettendo sui post da fare… e mai fatti per giornate simili a questa.
 
Vi voglio bene.
 
Comprendetemi.
 
SGUIIIISSHHHHHHH
 
TÒNK – STRACHIÒ!
 
articolo di Leonardo Vannucci (lioklingo@gmail.com)

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