CircleSharing Google+: mai senza, o forse sì?

CircleSharing Google+ questo sconosciuto, almeno in Italia.

Alcuni degli amici che usano il CircleSharing frequentemente mi segnalano che è una pratica poco utilizzata dagli utenti italiani.
 
Nel cercare di spiegarvi rapidamente di che cosa si tratta vorrei anche esprimere un mio giudizio in merito, tenendo sempre fermo il punto di partenza che ogni opzione in più data ad un utente non può mai essere considerata negativa. Quello che però andrò a spiegare è perché io ne faccia un uso molto limitato, non perché sia meglio a prescindere ma perché ritengo che sia meglio per me.
 
Bene… ogni tanto nel vostro stream di Google+ appare un bel messaggio di qualcuno presente nelle vostre cerchie che segnala una “Fantastica Cerchia di amanti del trekking coi bastoncini” oppure ancora quella dei “Più importanti personaggi da seguire se vuoi ottenere la convocazione in Nazionale a Maggio“, cose così.
 
Questi messaggi sono confezionati da utenti come voi che, raccogliendo le persone che accerchiano in gruppi distinti normalmente costruiti attorno ad un interesse, decidono un giorno di farvene dono. Anche voi avrete aggiunto nuovi amici dividendoli in cerchie distinte, no? Come no! Aiuto… Ok ne parleremo in altro luogo, se non lo fate è un bel disastro gestire Google+ ma si potrà rimediare facilmente. 
Ad ogni modo il tizio pubblica il post “Io, Tal dei Tali, ti presento questi miei amici, imperdibili se davvero ti interessa approfondire le tue conoscenze nel campo della messa a fuoco delle vecchie Nikon digitali del ’77. Se li aggiungerai alle tue cerchie renderanno la tua presenza su Google+ ancora migliore“. Più o meno.
 
Qual’è lo scopo etico offerto da Google nel fornire questo servizio? Permettere a quante più persone possibile di avvicinarsi e conoscersi attorno ad un interesse comune.
 
Qual’è lo scopo reale offerto da Google nel fornire questo servizio? Permettere a più persone possibile di interagire, creare movimenti, commenti: traffico.
 
Se andate su Google Translate e inserite “traffico” cercando di tradurlo non in inglese ma in Googlese otterrete la parola “profitto“.
 
Ma anche qui niente di male. Alla fine il servizio offerto deve avere un ritorno e se sappiamo bene che FaceBook ha deciso di monetizzare facendo pagare molti dei propri servizi Google invece mantiene tutto gratuito visto che il guadagno lo ottiene dalle attività che si svolgono su tutti i loro portali.
 
Cambiamo punto di vista. Perché Tal dei Tali vi ha mandato la propria cerchia?
 
Qual’è il suo scopo etico? Quello di mettere in contatto voi, che gli piacete molto, con altre persone che, al pari vostro, piacciono molto a lui, nella speranza di creare nuove amicizie: una sorta di community sempre più vasta.
 
Qual’è – a volte – lo scopo vero? Quello di accrescere il numero dei propri followers in maniera molto rapida. Anzi, viene proprio detto normalmente nel post di presentazione “far parte di questa cerchia ti permetterebbe di aumentare rapidamente i tuoi followers, basta aggiungere me, fare +, condividere con i tuoi amici, girare tre volte su te stesso e cantare l’Ave Maria di Gounod in umbro antico su un piede solo“. Sempre più o meno.
 
Questi messaggi normalmente arrivano a tre gruppi di persone, vi dico subito che io appartengo al terzo così poi ve ne fate una ragione:
 
Schifati: “Non aggiungo mai persone che non conosco approfonditamente. La rete è un brutto posto e voglio essere totalmente in controllo di chi interagisce con me. Anzi, siccome spesso opero in restrizioni figuriamoci se carico su 500 persone a volta così, senza nemmeno chiedere le vaccinazioni…” Se vi riconoscete in questo gruppo siete Arieti ascendente Toro. 
No, scusate, questo era un altro post… 
Se vi riconoscete in questo gruppo siete normalmente diffidenti perché amate un modo di fare social che vi porta a stringere pochi rapporti ma buoni. Siete riservati, avete paura che i vostri dati, immagini o quant’altro possano finire nelle mani sbagliate. Giustissima la soddisfazione della necessità di non avere troppe persone con le quali interagire, nella speranza di rinforzare di più i pochi legami che tenete. Sono meno d’accordo sulla sicurezza: Google+ offre una serie di opzioni che permettono di divertirsi sulla piattaforma senza esporsi oltre il limite che ci siamo auto imposti. Siccome a leggermi siete in molti e con conoscenza di questo social variabile fatemi sapere se vi interessa un post dedicato a Google+ e Privacy.
 
Entusiasti: “Siiiiiiiiiiiiiì, voglio accrescere il numero di persone da visualizzare ogni giorno in maniera esponenziale. Amo il mondo e quindi non posso perdermi il fotografo nepalese che posta la sua collezione di cobra addomesticati mentre pasteggiano con i resti di un pranzo frugale (il povero vicino di casa). Sì ma mi piacerebbe anche veder salire il numerino dei followers”. 
No? Dai che vi piacerebbe
E poi, in fondo, da qualche giorno abbiamo anche la metrica che ci dice il numero di visualizzazioni ottenute. Non la vogliamo veder salire come in un flipper impazzito quando la pallina rimane per minuti a sbattere su quei lampeggianti bumpers lassù in alto? Ah, ma se poi sei un Social Media Marketer capisco anche che tu ritenga che più i numeri sopra citati sono alti più sia significativa la tua presenza sul Social che nutre il tuo Authorship, e quindi la tua autorevolezza secondo i motori di ricerca di Mountain View. Bene, non è proprio così, ma lo spiego parlando del terzo gruppo che… ualaaaaà, segue il punto.
 
 
Laici: (gnostici-neorealisti… praticamente IO) “Sono onorato di essere inserito da alcuni amici in una cerchia da loro promossa. Mi sento quindi in dovere di ringraziare pubblicamente e ricondividere anche perché il funzionamento di cui sopra, al quale chi ha sostanzialmente aderito tiene, verrebbe meno se nessuno condividesse a sua volta. E siccome non voglio certamente essere io a non aiutare gli amici ai quali tengo di più, lo faccio: condivido. In questo modo lascio a mia volta anche ai miei followers la scelta se essere del primo gruppo o del secondo.
Oppure se essere con me del terzo.
Perché io non ho mai personalmente condiviso una cerchia se non quando mi occupavo di qualche pagina di nicchia e nell’unico intento di promuovere le attività gratuite che le persone che ne facevano parte dedicavano quotidianamente alla comunità?
Perché ho già moltissime persone nelle mie cerchie e quindi ho già uno stream che non posso seguire per come mi piacerebbe. Sia ben inteso che le persone che sono nelle mie cerchie lo sono perché mi interessano davvero e perché, a vario titolo, interagiscono con me, direttamente sui miei post o perché mi offrono cose interessanti nei loro.
Non uso la condivisione delle mie cerchie personali anche perché non mi interessa crescere i numerini che per altro non ho male di mio, quanto piuttosto crescere interazioni vere tra persone. Anche se sarà impossibile parlare sempre con tutti so che chi mi ha inserito nelle sue fila lo fa perché ha riconosciuto qualcosa nei mie post che lo attrae, così come avviene per me con le persone da me aggiunte.
Ultima ragione, dedicata agli amici e colleghi media marketers, il numerino NON fa la differenza. Se è vero che avere 35.000 followers è meglio che averne 4.000 quanto a visibilità dei vostri post è vero anche che una percentuale altissima delle persone che vi hanno aggiunto NON vedono i vostri post perchè a loro volta incastrati in uno stream infinito o NON interagiscono con i vostri post perché, indovinate? Perché incasinati con uno stream infinito. Se poi siete così bravi da costruirvi un gruppo di lettori fissi perché non possono fare a meno di quanto andate dicendo allora tanto di cappello e avete fatto benissimo.
A che cosa guardano infatti gli argutissimi motori di ricerca di Google? All’interazione vera, allo scambio di idee, ai “+”, alle condivisioni, ai commenti.
 
In definitiva. Se dovessi fare questo lavoro partendo OGGI su Google+ cercherei di crescere rapidamente entrando in community specializzate e conoscendo persone. Forse utilizzerei inizialmente anche io un po’ di influencer che mi chiamano dentro ad una cerchia per espandere i miei numeri. Dopo di che però mi indirizzerei immediatamente al rapporto vero. 
Non esiste niente che costruisca qualcosa di solido come l’interazione spontanea, da entrambe le parti, attenzione!!!
 
Io ho iniziato così. Eravamo quattro amici al bar (virtuale) e parlavamo tanto. Parlando ci siamo conosciuti e aggiunti. Aggiungendoci ci siamo allargati piano piano. Da allora in poi non ho mai smesso di parlare con le persone per le quali scrivo e con le quali mi apro tutti i giorni. Certamente con i numeri che ho adesso faccio più fatica a vedere i post altrui, d’altra parte per me è anche un lavoro oltre che un piacere e quando non sono su Google+ sono su Twitter, Facebook ecc. ecc.
Ma gli amici hanno capito e apprezzano comunque la mia generosità sincera nel cercare di rispondere a tutti, non per cortesia, ma perché ci siamo reciprocamente scelti e quindi perché mi va. Non è uno sforzo.
 
Quando vi chiedete se state facendo B2C (business to customer) o B2B (business to business) chiedetevi invece se non sia più giusto fare H2H (human to human). 
 
E poi io son per la Permacultura ed i suoi sani principi: piccolo e lento è meglio.
 
articolo di Leonardo Vannucci (lioklingo@gmail.com)

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