π cose da fare su Google+

 


Ogni giorno passo le mie giornate sugli stream di molti Social, per lavoro e per piacere, ovviamente. Non è una passeggiata di salute cercare di rimanere al passo con tutto. Quindi oltre che cercare di divertirmi mi aggiorno il più possibile, andando a visitare siti e blog che parlano del mio mestiere.

 
Ho il mio modo di vedere le cose. Faccio Social Media Marketing ma non mi sento di dire che faccio “pubblicità. Non potrei, per estrazione e per indole. Troppo lontano dal concetto.
 
Vedo comunque molte persone che stanno operando in questo campo, ognuno con il proprio passo ed il proprio linguaggio.
 
Quello che mi fa sorridere è che ogni giorno escono sempre più articoli con titoli tipo “10 cose da fare per utilizzare Twitter per stappare un Crodino“, oppure “Le 10 pratiche più intelligenti per evitare il traffico della Cisa con LinkedIn” o ancora “Le 50 più belle immagini per promuovere intimo color prugna secca su Instagram“. Cose così.
 
Va bene, va benone. Evidentemente la cosa funziona. Utilizzare catalogazioni numeriche ha sempre dato un appiglio a chi legge (e forse anche a chi scrive). E’ un modo di imboccare il lettore e incuriosirlo. Poi, oh, lo fanno gli americani quindi… Però attenzione, le cose in Rete stancano molto presto, ripetere e ripetere questa pratica alla fine può portare anche qualche vantaggio apparente nell’immediato ma infila i vostri contenuti in un calderone dove non saranno più distinguibili da tutto il resto.
 
La qualità media di questi articoli è spesso buona. Se dovessi però andare a filtrare quali e quanti di questi articoli abbiano lasciato un segno indelebile nel mio modo di vedere le cose allora devo essere sincero e dire che soltanto pochissimi articoli al mondo aggiungono davvero qualcosa di più.

Cosa succede quindi? Che spesso qualcuno ha uno spunto diverso, un’idea vera e la scrive da qualche parte nella rete. Molti, a seguire, riprendono questa idea e la condiscono in salse diverse: alla francese, all’italiana, alla tedesca, con immagini, senza immagini, con infografica, con istogramma… 
Il perimetro di queste ripetizioni quindi non solo è chiuso ma è pure circolare: leggere in serie questi articoli spesso è come camminare lungo un cerchio, un giro giro tondo casca il mondo…

No, non credo in assoluto all’idea che persone non proprio all’avanguardia riprendano cose già dette altrove per simulare di saperne più di altri. E’ vero però, e vi sfido a dire il contrario, che leggiamo ogni giorno cose dette e ridette e spesso le enfatizziamo come se avessero provocato dei sommovimenti tellurici nel nostro mondo tanto da lasciare un panorama nuovo di fronte a noi. Ma quando?

Essendo un cerchio, allora, io consiglio di fare π cose con Google+ che normalmente non vengono fatte (così mi unisco al gruppo)

1) Non utilizzate Google+ soltanto per scrivere come si dovrebbe utilizzare Google+ per acquisire visibilità.

2) Utilizzare i social che ci stanno lasciando (addio Facebook) per parlare con altri colleghi di come utilizzare Google+, lì sì, se proprio dovete…

3) Utilizzare Google+ come se fosse un social (visto che è un social) “E” anche per parlare di quello per cui lavorate, non di COME lavorate o SOLTANTO di ciò per cui lavorate.

3.14) La regola più importante, il pi-greco: siate voi stessi e basta, Google+ non è un social di amicizie del mondo reale, è un luogo di incontri tra interessi reciproci. Se qualcuno lo utilizzasse soltanto per parlare di cose che vuol promuovere, non essendo neppure parte del mondo che racconta, allora gli altri se ne accorgeranno. Ecco perché il pi-greco di Google sbaraglia il mondo del content web: si dovrà lavorare sempre su qualcosa nel quale si crede e magari si lavora anche in prima persona: io non potrei fare content management per McDonald, visto che le persone con le quali parlo tutti i giorni sanno ormai perfettamente che non sarei tipo da farlo. Tutto invece torna se nel parlare della mia vita parlo anche delle energie rinnovabili. Perché lavoro in quel campo, prevalentemente, ma non soltanto per parlarne. Vado nelle case e nelle aziende delle persone e costruisco con loro un percorso rinnovabile. Ci vado spesso utilizzando un mezzo elettrico, per cui parlarne per promuoverlo ad altri non è prostituzione, è condividere quello che si fa e quello in cui si crede. Né più né meno di quando si parla di un film che si è visto, di una poesia, di un amore che nasce o che finisce.

Così faccio io, e anche se ogni tanto cedo, come oggi, a scrivere su Google+ un post su come si dovrebbe utilizzare Google+, in realtà io ogni giorno vivo con i miei amici delle cerchie per quello che sono, sogno, provo, faccio, credo, sbaglio, correggo.

Meno post sul COME… Siate!

articolo di Leonardo Vannucci (lioklingo@gmail.com)

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