Fare rete attraverso il co-branding

Si può scegliere di combattere da soli, indomiti, eroici (e spesso mazziati) oppure fare rete con altri, cosa di cui ho già parlato in altre forme e in altri luoghi.
 
Anzi (sono pacifista), non combattiamo proprio ma cerchiamo di cogliere le opportunità.
 
Il co-branding, modo molto USA di dire condivisione di marchi, può essere la strada più semplice per ottenere risultati significativi per aziende che non godano già di una visibilità enorme.
 
Ops… chi ha letto la frase sopra sta sicuramente già cominciando a preparare una risposta al fulmicotone per seccarmi! Volevo dire che se operazioni geniali di grandi marchi (per esempio quella effettuata da Google Android con Nestlè) possono diventare vere e proprie macchine da guerra, per le realtà meno conosciute possono essere uno strumento anti-crisi fenomenale.
 
Per quello di cui voglio parlare io, anche prendendo spunto da esempi fatti da colleghi d’oltreoceano, l’intento è di partire da azioni di Web Marketing per arrivare lontano, molto più lontano.
 
Immagina, puoi! direbbero altrove… Pensiamo a che cosa avviene comunemente, tenendo conto anche dei dati che ho fornito nel mio ultimo post rispetto alla presenza attiva delle PMI italiane in Rete:
1) Si decide di aprire un sito online (Alleluja)
2) Si progetta con o si delega a un WebMaster la realizzazione del sito
 
E qui facciamo una pausa. Abbiamo visto precedentemente che già essere arrivati a questo punto vi fa ergere sopra la massa di chi ancora ignora le possibilità offerte da Internet. Ma basta? No… proseguiamo.
 
Qui le strade divergono:
 
3a) “Ok, ho il sito online. FINE
3b) Mantengo vivo il mio sito
 
Deeeeeeng. L’opzione 3a è SBAGLIATA.
 
Prendiamo in considerazione la 3b. Siete sulla buona strada. Il problema adesso è come mantenere vivo il sito web
 
Non sono il primo che scrive di queste cose, mi capiterà di tornarci sopra, ad ogni modo prevalentemente si cerca di:
 
4) Inserire un e-commerce e alimentandolo con modifiche e promozioni
5) Aggiungere uno spazio News o meglio ancora un Blog per poter utilizzare le forme di storytelling 
 
Altra pausa. Se siete arrivati fino a qui state cominciando ad abitare la Rete con una certa grazia. Ottimo!
 
Posto che abbiate forze interne o tempo necessario per mantenere in vita in maniera baldanzosa e interessante il vostro blog adesso ci sarebbe un passo in più da fare, lo abbiamo spesso ricordato:
 
6) Fare azioni sui Social Media per promuovere i vostri contenuti e attraverso questi il vostro sito, la vostra identità.
 
Il punto 5 ed il punto 6 spesso vengono trascurati o affidati a figure specializzate, i vari content manager o copywriter (ne parlo come se facessi altro, sono proprio LOL).
 
Un sito Web che corrisponda ai punti da 1 a 6 è già davvero un sito al passo con i tempi. Abbiamo visto però che durante questi passaggi è molto probabile che abbiate pagato un WebMaster e un Content Manager. Se vi sono bastati.
 
Resta il fatto che tutto il lavoro di cui sopra ha bisogno di tempo affinché porti a risultati percepibili in maniera significativa, dando per scontato che abbiate scelto le persone giuste rispetto a quello che volevate per rappresentare la vostra immagine online.
 
Il co-branding è un passo ulteriore e successivo. Sfrondando molto è facile percepire che se l’attività A alimenta la propria presenza online collegandosi all’attività B e magari anche ad ulteriori altre, riuscirà molto più rapidamente ad intercettare persone che possano essere realmente interessate ai servizi e prodotti che offre. Chiamiamo tutto questo punto 7.
 
La domanda e la proposta che faccio io a questo punto per sviluppare il Punto 7 è: se tutto il processo di cui sopra avvenisse affiancandovi ad una realtà che vi prende per mano sin dalla prima progettazione di un sito (o dal suo adeguamento se già esistente), dalla sua crescita continua, dalla sua comunicazione e dalla sua ricondivisione sui più importanti canali sociali esistenti in rete?
 
Sarebbe sicuramente tutto più organico ma anche questo in larga parte viene già fatto da molti.
 
Il passo successivo è quello di entrare a far parte di una rete di identità diverse dalla vostra, che, curate dallo stesso gruppo di comunicazione, possa permettere la realizzazione dell’incontro dei marchi, non soltanto in Rete ma anche nella vita reale.
 
Quello al quale sto lavorando assieme ad alcuni amici, e in piena sintonia con i clienti per i quali lavoro, è la nascita di due nuovi portali:
 
nel primo vengono raccolti tutti i brand, la comunicazione e le identità delle attività per le quali andiamo a promuovere i contenuti ed i siti web (attenzione, non sostituiamo le singole presenze online, ne replichiamo la presenza in maniera diversa in un altro luogo virtuale)
 
attraverso il secondo culliamo un gruppo sempre crescente ed aperto di creativi che lavoreranno incessantemente sulle attività presenti nel primo portale per la creazione di situazioni di co-branding, siano esse eventi dal vivo, campagne multimarca, colpi di scena e cotillon.
 
Attraverso il crowdsourcing interattivo il secondo portale permetterà a questi creativi di proporre iniziative, web e non solo, in maniera da permettere la visibilità maggiore possibile. Le proposte dei creativi, basate su questo paniere via via sempre più ricco di identità diverse presenti sul primo portale, saranno poi vagliate dal gruppo di comunicazione principale in accordo con le attività che dovrebbero esserne coinvolte. Gli eventi che avranno vita saranno a questo punto gestiti dal creativo il cui progetto è stato accettato che ne trarrà a sua volta vantaggi in termini di visibilità ed economici. L’iscrizione al portale, per creativi che vorranno ispirarsi alle identità da promuovere per realizzare eventi, sarà assolutamente gratuito. Un creativo investirà quindi su sé stesso nella speranza di diventare attore delle proprie intuizioni.
 
Per fare un esempio pratico: Un negozio di abbigliamento che produce in proprio lancerà i modelli ideati per la nuova stagione integrandosi con un artista che fa installazioni utilizzando materiali di recupero, con un gruppo musicale di base che vuole farsi conoscere oltre i confini in cui normalmente suona, con un’azienda eno-gastronomica di qualità che vuol proporre i propri vini ad un pubblico più vasto di quanto già abbiano.
Moda, arte, musica, cibo e vino. What more?
 
Questa collaborazione stretta tra chi realizza un sito, lo comunica, lo promuove, lo proietta in una realtà fisica in cui il marchio che rappresenta incontri fisicamente altre realtà anche grazie all’intervento di creativi del tutto estranei al gruppo iniziale è, addirittura, più economico che spendere per uno soltanto dei punti da 1 a 6 prima elencati.
 
Com’è possibile? E’ possibile, e per adesso non posso dire di più.
 
Intanto mi basta che digeriate l’idea. Se poi siete marketers, artisti o creativi e volete approfondire anche già prima che i due portali siano aperti sapete dove trovarmi, in firma c’è sempre il mio indirizzo dove sono (quasi sempre) reperibile.
 
Creatività è l’abilità di vedere relazioni là dove non ne esistono ancora. Non l’ho detto io ma il compianto Thomas Disch.
 
articolo di Leonardo Vannucci (lioklingo@gmail.com)
 

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